Sulle torture
Quelle foto puzzano di falso!!
Chiariamo, non stiamo mettendo in dubbio le torture, che ci sono state e devono essere punite con la massima severità, ma quelle pose, quegli scatti così artificiali, quei visi così sovraesposti rispetto all'ambientazione sono ambigue, voluti, cercati.
Uno scoop è tale se inatteso ed improvviso, se le immagini o le prove sono catturate ed il contenuto sfuggevole. Invece, questi documenti, che stanno seriamente compromettendo il lento e tortuoso processo di pace in Iraq, sono statici, realmente falsi, nella misura in cui vogliono testimoniare una verità voluta e non un disvelamento.
Tutto ciò ci sembra indubitabile: le foto sono tecnicamente false, anche se rappresentano una realtà avvenuta in modi, in tempi ed in circostanze diverse.
Il problema è ora divenuto duplice; non solo comprendere come individui nati nei valori democratici possano aver commesso un reato così atroce come la tortura, ma capire il perché delle foto.
Capire cioè se il disvelamento della verità è dovuto ad una repulsione per quella stessa verità, oppure si nutre di quello stesso orrore per strumentali scopi politici.
Chiarendo il pensiero: le torture sono state istituzionalizzate, cioè volute dai vertici militari americani, e sono state "artificialmente" ritratte da chi giustamente le considera un abominio, oppure sono state volute e ritratte da chi è contrario alla guerra in Iraq ed avverso all'attuale leadership politica degli USA.
Rispondere a tali quesiti è arduo, ma un barlume di verità lo abbiamo dalle parole di Lynndie England, la soldatessa ritratta in quelle foto agghiaccianti. Ebbene la "torturatrice" parla di comandi superiori nel mettersi in posa per quelle foto. Queste le sue parole: "Ho ricevuto istruzioni da persone di grado superiore di posare lì, di tenere questo guinzaglio...loro poi hanno scattato le foto. È tutto quello che so"
Ad avvalorare l'ambiguità e la deformazione del reale giungono nelle ore in cui pubblichiamo on line quest'articolo le notizie di foto, queste si completamente false, apparse sul Daily Mirror e riproposte dall'Espresso.
Tutto ciò ci porta a concludere che vi è anche una tortura psichica, una violenza del reale, attuata da chi quel reale dovrebbe presentarlo, che per strumentalizzazioni politiche frusta e tiene al guinzaglio l'opinione pubblica.
In Iraq vi sono violenze, che vengono gridate ed acclamate da giornalisti eccitati di sangue e di politica come se fossero l'alimento prezioso di un inesistente uomo medio, mai, invece, vengono gridate ed acclamate le riaperture delle scuole, la ricostruzione delle infrastrutture, la salvezza di molte vite umane, e, soprattutto, mai viene salutata la speranza che si concretizza giorno dopo giorno della pacificazione di un popolo, che mai nella sua storia millenaria ha conosciuto la serenità...