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mercoledì, maggio 21, 2003
 

Alcuni commentatori hanno ravvisato che la differenza tra il centro-sinistra ed il centro-destra si è praticata oggi alla votazione di fiducia sulle quote latte.

Infatti, la Casa delle Libertà si divide sulla questione delle quote latte, invece, l'Ulivo su temi come la guerra.

Pensi che l'Ulivo possa mai avere un attegiamento unitario difronte ai problemi sostanziali del paese e del mondo?

postato da gianpo11 | 18:50 | commenti (1)


sabato, maggio 17, 2003
 

Su Carta rivista No Global abbiamo trovato il seguente articolo

"Compare su Mediaset? Scompare dalla mia spesa!"

Il Co.re [Consumo responsabile], insieme, tra gli altri, al Centro nuovo modello di sviluppo, Attac e Rete Lilliput, promuove la campagna di consumo critico per la libertà di informazione . L'iniziativa si propone di boicottare le imprese che piazzano il maggior numero di spot miliardari sulle emittenti televisive di Silvio Berlusconi [come, ad esempio, Barilla, Algida e Nestlè].

Cosa pensi di questa campagna di "consumo critico per la libertà di informazione"?

postato da gianpo11 | 17:20 | commenti (7)


martedì, maggio 13, 2003
 
Il Presidente del Consiglio nella sua visita in Turchia ha detto che lui è un folle. Sei anche tu un folle ad averlo votato? O sei anche tu un folle a non averlo votato?
postato da gianpo11 | 10:52 | commenti (2)


lunedì, maggio 12, 2003
 

La diffamazione

Vi sono alcuni cittadini italiani, che stanno cercando di "diffamare" il Paese nelle aule burocratizzate dell'Unione Europea. Alcuni parlamentari DS dell'associazione Articolo 21 hanno presentato un documento nel quale si denuncia che in Italia non vige il pluralismo dell'informazione.

Il documento è riassunto da 5 punti:

1) l’allontanamento dagli schermi televisivi dei popolari giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, perché sgraditi al Presidente del Consiglio Berlusconi;
2) la discriminazione attuata in danno dei dirigenti dell’emittente pubblica ritenuti contrari agli orientamenti governativi;
3) la repressione, anche mediante provvedimenti disciplinari, della critica e della satira nei confronti di esponenti del Governo;
4) l’addomesticamento dell’informazione giornalistica in funzione degli interessi delle forze di Governo;
5) il depauperamento dei palinsesti RAI a vantaggio del gruppo Mediaset, controllato dal Presidente del Consiglio.

In questo documento si chiede all'Unione europea "...l’apertura di una procedura di infrazione in base all’art. 7 del Trattato di Maastricht nei confronti del Governo italiano, per violazione del diritto fondamentale dei cittadini alla libertà e al pluralismo dell’informazione."

Tutti e cinque i punti sono, a nostro avviso, oggetto di mistificazione e falsità nei confronti di una delle migliori televisioni del mondo. Nessuna televisione del mondo è tanto plurale quanto quella italiana, nessuna televisione di Stato possiede tre reti televisive con diverse mission e diversi aspetti socio culturali, che vengono prospettati. Nessuna televisione possiede 5 reti commerciali a livello nazionale e centinaia di reti locali libere ed indipendenti. L'Italia è uno dei paesi al mondo con il più alto numero di giornali e riviste, la maggior parte di questi è di orientamento di centro-sinistra e di estrema sinistra. Il primo punto è smentito dai fatti: l'errore di allontanare Michele Santoro è stato compensato degnamente dalla trasmissione di Floris, Ballarò, che nulla ha da invidiare a Sciuscià; Enzo Biagi ha rifiutato le offerte di trasmissioni. Il secondo punto è smentito nel nome e nell'essenza stessa del nuovo presidente Rai. Mai nella storia della televisione pubblica il presidente era stato di orientamento avverso a quello della maggioranza di governo. Il terzo punto è quello più ridicolo: i palinsesti, soprattutto, delle reti mediaset sono pieni di trasmissioni che ironizzano e conducono pesante satira contro il governo (ad esempio le trasmissioni satiriche più viste Le Iene e Mai dire Domenica). Anche il quarto punto è smentito dai fatti, ogni provvedimento del governo viene analizzato, commentato e criticato, ogni dichiarazione del Premier viene analogamente posta ai raggi x. Non vi è nessun telegiornale che nel dare una notizia non riporta entrambe o più versioni e visioni politiche. Analizzando le sei trasmissioni di approfondimento socio-politico delle reti Rai (Porta a Porta, TV7, Ballarò, Primo Piano, Excalibur e Report) non si può affermare, nel modo più assoluto, che manchi il pluralismo. Il quinto punto è smentito dai buoni dati auditel e dalla raccolta pubblicitaria fatti registrare dalla televisione pubblica. Il disgusto che provoca questo provvedimento redatto da cittadini italiani contro il Paese stesso è un forma grave di autolesionismo, ordito per esclusive ragioni politiche.E' quantomai paradossale che nessuna voce di Articolo 21 si alzò quando nella Rai di Zaccaria vennero confezionati dei falsi giornalistici come la conferenza di Rutelli con assenza di pubblico, montata, invece, con pubblico gaudente e plaudente. Infine, un ultimo appunto sulla comunicazione web: l'80% dei siti internet italiani d'opinione politica sono avversi al governo ed alla sua maggioranza, forse se gli esponenti di Articoli 21, oltre che possedere un web site, navigassero un pò di più non si renderebbero protagonisti di siffatti "diffamatori" documenti.





postato da gianpo11 | 10:27 | commenti (3)


venerdì, maggio 09, 2003
 

Un Premier in Tribunale

Con straordinaria furbizia politica, il Premier, Silvio Berlusconi, si è presentato al Tribunale di Milano, per fare una dichiarazione spontanea nell'unica vicenda che lo vede autore di un comportamento integerrimo e di grande valore civile per lo Stato e per i cittadini italiani. All'inizio degli anni '80, i fatti testimoniano la continua ricerca da parte di varie aziende private italiane ed estere di acquisizione della SME, gruppo di controllo di società alimentari, di proprietà dell'I.R.I. A tutte fu detto che la SME non era in vendita, tranne che a Carlo De Benedetti, il quale contrattò un preaccordo con Romano Prodi, presidente dell'IRI, per la cifra di 497 miliardi di lire. Perché vi fu questo repentino cambio di idee? Il preaccordo non fu annunciato al pubblico attraverso un grande scoop giornalistico, ma grazie ad una conferenza stampa, in cui lo stesso Romano Prodi comunicò l'avvenuto accordo di vendita. Sulla vicenda si conoscono molti elementi, rimandiamo a qualsiasi giornale on line per conoscerne i dettagli.

Quello che è da chiarire è individuato da 3 punti e 3 domande:

1) Berlusconi afferma che Barilla è stato da sempre interessato all'acquisto della SME. Prodi, invece, afferma che non lo era affatto. Chi ha ragione?

2) Rino Formica, all'epoca Ministro delle Finanze, considerò l'iniziativa tra l'I.R.I. e la CIR di De Benedetti una "trattativa segreta". Può un azienda pubblica indire trattative segrete?

3) I giudici che presero parte alle sentenze legate alla vendita della SME furono 15, Berlusconi è accusato di averne corrotto uno. Può un giudice convincerne 14 su un determinato argomento?

E' bene chiarire per il lettore che la cordata d'imprenditori, tra quali c'era Berlusconi, fu organizzata per rallentare la vendita. Infatti, con più offerte l'I.R.I. non poteva vendere al primo venuto. Colui che bloccò, di fatto, la vendita della SME alla CIR di De Benedetti fu il Governo del Paese, nella persona di Bettino Craxi. Infine, la questione, a nostro avviso, più importante di tutto il processo: il giudice che sentenziò la non validità dell'accordo tra l'I.R.I., presieduta da Romona Prodi, e la CIR di Carlo De Benedetti, fu Filippo Verde, assolto per non aver commesso il fatto nel procedimento IMI-SIR e Lodo Mondadori di qualche giorno fa

postato da gianpo11 | 16:11 | commenti (1)
 
Cosa ne pensi dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori? Soprattutto sai cosa dice?
postato da gianpo11 | 15:53 | commenti (2)
 

Inutile referendum...

Il 15 giugno verrano gettati al vento decine di milioni di euro per un Referendum inutile e che riguarda direttamente solo 3 milioni di persone sui 49 milioni di elettori. Tanti sono, infatti, i lavoratori delle aziende sotto i 15 dipendenti. Per tutto ciò bisogna ringraziare Rifondazione Comunista e la CGIL, che già in Veneto hanno gettato al vento 20 milioni di euro per un Referendum contro gli aiuti alla scuola privata, che ha raggiunto il 23% dei votanti. Tutto il problema art.18 nasce da un equivoco enorme, voluto ad arte, nel quale sono caduti la quasi totalità degli italiani. La difesa del posto di lavoro dal licenziamento ingiusto non è garantita dallo Statuto dei Lavoratori, ma dal Codice Civile e da quello Penale.Il diritto sacrosanto alla difesa del lavoratore dalle vessazioni del datore di lavoro non è garantita da un vecchio statuto, promulgato da vecchi sindacati, ma dal diritto con la "d" maiuscola. E' il diritto che non consente la discriminazione sul posto di lavoro o il licenziamento per ingiusta causa e non uno statuto redatto dopo i tumulti del 1968. Quello che prevede questo anacronistico documento è semplicemente l'obbligo, una volta accertata dal giudice il licenziamento ingiusto, del reintegro. In pratica il giudice non ha il potere di scegliere tra l'indennizzo ed il reintegro, ma è costretto a reintegrare il lavoratore sul posto di lavoro. Nel mondo occidentale quest'obbligo è previsto solo in Portogallo, tutti gli altri paesi sono orientati verso l'indennizzo. Solo uno Statuto legato a logiche del lavoro sorpassate può prevedere il reintegro nel posto di lavoro dove si è stati cacciati senza giusta causa. La battaglia, che i sindacati non hanno fatto, sarebbe stata quella di quintuplicare gli indennizzi. Se un datore di lavoro licenzia senza giusta causa un dipendente, il magistrato dovrebbe condannare il datore a pene pecuniarie enormi, in modo tale da restituire non solo il danno, ma anche la ricerca del nuovo lavoro. Invece, la CGIL e Rifondazione ne hanno fatto una questione di principio, nell'esclusivo intento di avere armi polemiche contro il governo, ma il principio, in questo caso, era caduco ed inutile.Infine, un appello al parlamento, perché modifichi la legge sui Referendum: bisogna alzare di molto il numero minimo di firme per indire una consultazione popolare; oggi sono 500.000 firme, ma considerando che è di molto aumentato il numero di cittadini aventi diritto di voto (quasi 50 milioni) bisognerebbe, a nostro avviso, portare il limite a 2,5 milioni di firme raccolte ed autenticate.


postato da gianpo11 | 15:23 | commenti (2)